Approvato il Ddl che modifica le “Norme in materia di gestione dei rifiuti”. Marello: «Positiva la salvaguardia dei Consorzi per i rifiuti ma incentiviamo l’aggregazione tra di loro trovando il giusto equilibrio tra territori e Regione».

Rifiuti organici: informazioni e distribuzione sacchetti

E’ stato approvato a maggioranza nella seduta odierna dal Consiglio regionale il Disegno di legge n. 88 “Modifiche alla legge regionale 10 gennaio 2018. n. 1 (Norme in materia di gestione dei rifiuti e servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani e modifiche alle leggi regionali 26 aprile 2000, n. 44 e 24 maggio 2012, n. 7)”, licenziato dalla V Commissione a maggioranza il 28 gennaio 2021.
Il tema in questione è delicato al punto che, come ricordato, è stato oggetto in Piemonte di diverse riforme legislative, tra cui la già citata Legge 7/ 2012 della Giunta Cota e la legge 1/2018 della Giunta Chiamparino.
Nel corso del dibattito è intervenuto anche il Consigliere Maurizio Marello sottolineando come, per inquadrare la questione, occorra fare riferimento alla recente storia della gestione dei rifiuti. Essa, come la gestione dell’acqua e di buona parte dei servizi essenziali ai cittadini, è stata patrimonio dei comuni dal dopoguerra fino agli anni ’70-’80. Nacque a quel punto l’esigenza dal basso, da parte degli stessi comuni, di darsi un’organizzazione consortile per migliorare il servizio rendendolo più omogeneo sul territorio e garantendo una tariffa sostanzialmente uguale per tutti i cittadini. I nuovi consorzi programmavano e organizzavano il ciclo di rifiuti che all’epoca era meno complesso, basandosi prettamente su raccolta e smaltimento in discarica.
«Nel tempo poi l’evoluzione della materia di gestione dei rifiuti ha portato con sé nuove complessità», ha proseguito il Consigliere, «la ricerca di nuove forme di smaltimento, la differenziazione, il riciclo, fino ad arrivare ai giorni nostri con il concetto di “economia circolare”. E’ evidente che la politica dei rifiuti è divenuta un tema sempre più importante che non poteva più essere gestito a livello locale ma richiedeva ragionamenti su scala più vasta. In questa fase intervenne la Legge Delrio del 2011 che introdusse gli ambiti consortili provinciali».
«La legislazione ha tentato in questo modo di affrontare una sfida molto difficile, quella di tenere insieme due dimensioni che hanno una loro legittimità: vi è infatti necessità di efficienza, di celerità, di vicinanza e allo stesso tempo di rendere meno disomogenea questa articolazione. Basti pensare ad esempio alle province più grandi come il cuneese, dove per dimensioni sono nati 4 diversi consorzi provinciali a Cuneo, Saluzzo, Mondovì e Alba, con differenze non da poco tra i vari territori. Il quadro generale da cui si deve partire è il tentativo di cercare di superare i localismi per arrivare ad una organizzazione ed una programmazione più ampia: la legge 1 del 2018 ha perseguito questo sforzo. Mi permetto di dire, avendola vissuta da sindaco, che un limite di quella legge è stata l’obbligatorietà della fusione tra i consorzi, anche assai divergenti da punto di vista dell’efficienza».
«Sotto questo profilo reputo positiva la scelta odierna di riconoscere la possibilità di mantenere in vita gli attuali consorzi, ma occorre incentivare di più l’aggregazione degli stessi. Un passaggio fondamentale è quello dal concetto di obbligatorietà a quello di incentivazione che può essere utile perché consente di ottimizzare e razionalizzare le risorse, ridurre i costi e aumentare l’efficienza. E’ positivo, inoltre, sbloccare oggi la situazione consentendo di procedere all’assunzione di personale nei consorzi e, anzi, questo passaggio, a mio avviso, avrebbe dovuto essere compiuto prima. Un terzo elemento critico è quello delle tariffe: se i consorzi di oggi rimangono in piedi l’opposizione non riesce a comprendere la ratio per cui le tariffe che i comuni propongono debbano essere validate a livello regionale, così come previsto nella legge approvata oggi». «L’obiettivo da perseguire è quello di trovare il giusto equilibrio tra locale e centrale», ha concluso il Consigliere Pd, «la regione deve giocare ruolo importante, senza dimenticare quello dei comuni che va tenuto in considerazione affinchè i cambiamenti siano meglio accettati e condivisi».

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