Lettera aperta a 60 anni dalla tragedia: “Il Vajont di oggi sono i cambiamenti climatici”.

Questa sera alle 22 e 40 ricorreraanno esattamente 60 anni dalla tragedia del Vajont con i suoi oltre 2000 morti. Quella che doveva essere la più grande diga d’Europa si trasformò in un immane disastro. Le montagne ( il monte Toc che significa già dal nome fragilità) circostanti il lago artificiale crollarono travolgendo la valle, in primis il comune di Longarone. Non fu un errore umano. Fu la volontà umana a volerla. I vertici della Sade ( la società costruttrice) ben sapevano quello che sarebbe accaduto. Ma la sete di potere e di denaro prevalse suo rischio del disastro e portò ad occultare il pericolo, “truccando” anche le perizie tecniche.

Questa immane tragedia e perenne vergogna per l’Italia ci ha insegnato qualcosa?

No.

Il Vajont di oggi è il cambiamento climatico. A crollare non è una montagna di 250 milioni di metri cubi di roccia, ma a crollare sono i ghiacciai dei poli, ad estinguersi sono i nostri ghiacciai, a riempirsi di acqua sono i nostri mari, a morire di siccita è mezzo mondo.

Lo sappiamo?

Certo, come lo sapevano i vertici della Sade, come lo sapevano i governanti di allora.

Allora c’era una grande donna, giornalista dell’Unita, Tina Merlin che denunciò a più riprese il rischio: non venne creduta e fu addirittura sottoposta a giudizio per procurato allarme.

Oggi sono tanti coloro che denunciano i rischi del cambiamento climatico: scienziati, giornalisti, giovani ed una parte del mondo politico.

Ma come allora vengono derisi dai negazionismi, da quel potere economico e politico che ha paura di perdere il proprio dominio. Le multinazionali del petrolio e del carbone in primis, l’industria bellica e quella tradizionale per citarne solo alcuni.

Questa volta non ci saranno 2000 vittime ma è a rischio l’intera umanità ( 7 miliardi di persone) e la sua sopravvivenza.

Ricordare il Vajont nel 2023 significa impegnarsi per evitare un cataclisma ancora più grande. Significa cogliere i segni premonitori di una tragedia incombente.

Diversamente da allora.

Maurizio Marello – consigliere regionale del Piemonte

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *