Lettera aperta del Sindaco in occasione delle celebrazioni del 67° anniversario dei 23 giorni della Libera Repubblica di Alba, 10 ottobre 1944 – 2 novembre 1944

“Vincere il pessimismo”

“Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell’anno 1944”.

Così Beppe Fenoglio nei suoi “ventitrè giorni” descrive il gioioso inizio ed il triste epilogo della presa partigiana di Alba. Furono giorni, settimane, mesi durissimi. La popolazione seppe resistere. Si perché, contrariamente a quanto asserisce una certa storiografia, la resistenza non è stata, a parer mio, un fatto di pochi, ma un’esperienza di popolo. La lotta armata sì, riguardò un numero limitato di persone: partigiani locali, di altre regioni italiane , di altri paesi europei, con il supporto determinante degli alleati.

A resistere, invece furono in tanti, non solo i partigiani. Penso alle donne, con i mariti al fronte che nelle langhe allevavano la prole e coltivavano le terre, a chi si rifugiava dalle bombe, a chi, inerme, subiva i soprusi dei fascisti, a coloro – ed erano si può dire quasi tutti gli italiani – che erano imbevuti della propaganda di regime senza alternative di informazione. Tutti costoro sono stati i protagonisti della resistenza, magari in modo anche inconsapevole; dalle macerie dell’oppressione hanno riscostruito un futuro di libertà e democrazia.

Ecco allora che quei giovani che il 2 novembre del 1944 scapparono sulle colline di San Cassiano per salvarsi dalle cannonate dei fascisti, quei giovani impantanati nel fango che vedevano svanire il sogno della libertà accarezzata per 23 giorni hanno, oggi, una cosa importante da insegnarci. Erano gli stessi partigiani che qualche mese dopo, il 15 aprile del 1945 provavano a riprendersi Alba e pochi giorni dopo, il 25-26 aprile la liberavano definitivamente dai nazi-fascisti.

La loro lotta e determinazione ci indicano una via precisa: vincere il pessimismo. Vincerlo oggi nell’incertezza di una crisi economica mondiale in cui sembrano affievolirsi le speranze e venire meno i punti di riferimento valoriali. La indicano in particolare ai giovani che fanno fatica ad intravedere un futuro, che non trovano lavoro, che vivono la precarietà. Sembrano dire loro: “non arrendetevi, ma lottate pacificamente e civilmente per un presente ed un domani degno dell’eredità che noi vi abbiamo lasciato.”

Dopo il tramonto e la notte, anche la più fredda e buia, spunta sempre l’alba. E sia per tutti un nuovo giorno di democrazia, di libertà, di rispetto delle istituzioni repubblicane, ma soprattutto un giorno in cui trovino attuazione piena e vera i principi ed i valori della nostra Costituzione, nostro unico autentico faro.

Alba, 24 ottobre 2011

Avv. Maurizio Marello

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