INUTILE VIOLENZA

Hamas dice da tempo: “cancellamo Israele”.
Israele oggi dice:”cancelliamo Hamas”.
Chi ha ragione? Nessuno dei due. Forse non è superfluo ricordare il diritto di Israele a continuare ad esistere e quello del popolo palestinese ad avere una terra “dove potere esistere”.
Di certo la violenza e la guerra sono inaccettabili.
Lo sono dal punto di vista umano, per le centinaia di vittime, soprattutto civili, che hanno, in ogni guerra, sempre “torto”.
Lo sono, in questo caso più che mai, inutili e dannosi dal punto di vista politico.
Se Hamas rappresenta un estremismo con cui è quasi impossibile dialogare (andata al potere anche grazie al dilagare della corruzione nelle forze moderate di Fatah) i bombardamenti non fanno che rafforzarla.
Si perchè la violenza fa il gioco degli estremisti, di chi non vuole il dialogo ma lo scontro.

E poi, non a caso tutto accade nel “vuoto di potere” del passaggio tra i due Presidenti USA e nell’imminenza delle elezioni politiche israeliane: nel ’97, se ben ricordo, i bombardamenti voluti dai Laburisti portarono alla vittoria la destra (Barak, attuale ministro della difesa, dovrebbe farne memoria).

E poi, tutto accade nella più totale e disarmante inutilità delle Nazioni Unite. Restiamo tutti a guardare (Italia compresa).

Dov’era ieri la politica? Dov’è oggi?

Mi fermo qui, anche perchè non ho la competenza per un’analisi approfondita del problema: questa è una semplice e sindacabile  riflessione di chi, ancora una volta, assiste impotente allo strapotere di una “economia di guerra” che muove il mondo, in ogni suo angolo, compreso il medio-oriente.

Preferisco riportare la testimonianza di Vittorio Arrigoni, un giornalista che vive a Gaza e che dice qualcosa che abitualmente non si sente nei nostri telegiornali:

“Il mio appartamento di Gaza dà sul mare, una vista panoramica che mi ha sempre riconciliato il morale, spesso affranto da tanta miseria a cui costretta una vita sotto l’assedio.

Prima di stamane. Quando dalla mia finestra si è affacciato l’inferno.

Ci siamo svegliati sotto le bombe stamane a Gaza, e molte sono cadute a poche centinaia di metri da casa mia.

E amici miei, ci sono rimasti sotto.

Siamo a 210 morti accertati finora, ma il bilancio è destinato drammaticamente a crescere. Una strage senza precedenti. Hanno spianato il porto, dinnanzi a casa mia, e raso al suolo le centrali di polizia.

Mi riferiscono che i media occidentali hanno digerito e ripetono a memoria i comunicati diramati dai militari israeliani secondo i quali gli attacchi avrebbero colpito chirurgicamente solo le basi terroristiche di Hamas.

In realtà visitando l’ospedale di Al Shifa, il principale della città, abbiamo visto nel caos d’inferno di corpi stesi sul cortile, alcuni in attesa di cure, la maggior parte di degna sepoltura, decine di civili.

Avete presente Gaza?

Ogni casa è arroccata sull’altra, ogni edificio è posato sull’altro, Gaza è il posto al mondo a più alta densità abitativa, per cui se bombardi a diecimila metri di altezza è inevitabile che compi una strage di civili. Ne sei coscente, e colpevole, non si tratta di errore, di danni collaterali.

Bombardato la centrale di polizia di Al Abbas, nel centro, è rimasta seriamente coinvolta nelle esplosioni la scuola elementare lì a fianco.

Era la fine delle lezioni, i bambini erano già in strada, decine di grembiulini azzurri svolazzanti si sono macchiati di sangue.

Bombardando la scuola di polizia Dair Al Balah, si sono registrati morti e feriti nel mercato li vicino, il mercato centrale di Gaza. Abbiamo visto corpi di animali e di uomini mescolare il loro sangue in rivoli che scorrevano lungo l’asfalto. Una Guernica trasfigurata nella realtà.

Ho visto molti cadaveri in divisa nei vari ospedali che ho visitato, molti di quei ragazzi li conoscevo. Li salutavo tutti i giorni quando li incontravo sulla strada recandomi al porto, o la sera per camminando verso i caffè del centro.

Diversi li conoscevo per nome. Un nome, una storia, una famiglia mutilata.

La maggior parte erano giovani, sui diciotto vent’anni, per lo più non politicamente schierati ne con Fatah ne Hamas, ma che semplicemente si erano arruolati nella polizia finita l’università per aver assicurato un posto lavoro in una Gaza che sotto il criminale assedio israeliano vede più del 60% popolazione disoccupata.

Mi disinteresso della propaganda, lascio parlare i miei occhi, le mie orecchie tese dallo stridulo delle sirene e dai boati del tritolo.

Non ho visto terroristi fra le vittime di quest’oggi, ma solo civili, e poliziotti.

Esattamente come i nostri poliziotti di quartiere, i poliziotti palestinesi massacrati dai bombardamenti israeliani se ne stavano tutti i giorni dell’anno a presidiare la stessa piazza, lo stesso incrocio, la stessa strada.

Solo ieri notte li prendevo in giro per come erano imbacuccati per ripararsi dal freddo, dinnanzi a casa mia.

Vorrei che almeno la verità donasse giustizia a queste morti.

Non hanno mai sparato un colpo verso Israele, ne mai lo avrebbero fatto, non è nella loro mansione. Si occupavano di dirigere il traffico, e della sicurezza interna, tanto più che al porto siamo ben distanti dai confini israeliani.

Ho una videocamera con me ma ho scoperto oggi di essere un pessimo cameraman, non riesco a riprendere i corpi maciullati e i volti in lacrime.

Non ce la faccio. Non riesco perché piango anche io.

All’ospedale AL Shifa con gli altri internazionali dell’ISM ci siamo recati a donare il sangue. E lì abbiamo ricevuto la telefonata, che Sara, una nostra cara amica è rimasta uccisa da un frammento di esplosivo mentre si trovava vicino alla sua abitazione nel campo profughi di Jabalia. Una persona dolce, un’anima solare, era uscita per comprare il pane per la sua famiglia. Lascia 13 figli.

Poco fa mi invece mi ha chiamato da Cipro Tofiq.

Tofiq è uno dei fortunati studenti palestinesi che grazie alle nostre barche del Free Gaza Movement è riuscito a lasciare l’immensa prigionia di Gaza e ricominciare altrove una vita nuova. Mi ha chiesto se ero andato a trovare suo zio e se l’avevo salutato da parte sua, come gli avevo promesso.Titubante mi sono scusato perchè non avevo ancora trovato il tempo.

Troppo tardi, è rimasto sotto alle macerie del porto insieme a tanti altri.

Da Israele giunge la terribile minaccia che questo è solo il primo giorno di una campagna di bombardamenti che potrebbe protrarsi per due settimane.

Faranno il deserto, e lo chiameranno pace.

Il silenzio del “mondo civile” è molto più assordante delle esplosioni che ricoprono la città come un sudario di terrore e morte.”

Vittorio Arrigoni

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3 risposte

  1. massimo ha detto:

    Ti invito a leggere il bel pezzo di Yehoshua sull’argomento Gaza. Lo trovi sul mio sito.Ciao

  2. Al ” mondo civile” non interessa nulla di ciò che avviene all’esterno del cancelletto di casa propria. Certo, tutti pronunciano responsabili parole di circostanza, tutti esortano caldamente a tregue che si sa essere, ove vengano stabilite, solo temporanee, perchè il problema ha radici profonde e, credo, inestirpabili,allo stato delle cose. Tutto ciò è politicamente corretto, ma anche molto ipocrita, perchè non c’è volontà di soluzione del conflitto. Non c’è da parte dei due contendenti principali, e non c’è da parte della comunità internazionale. Non vedo veramente soluzione.

  3. C’è un premio per te sul mio blog

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