INCONTRANDOCI: intervista de “Il Nuovo Braidese” a Maurizio Marello

Sono le nove del mattino e sto per incontrare uno dei candidati a sindaco della città di Alba: Maurizio Marello, professionista albese di 42 anni, con una bellissima famiglia e addirittura quattro figli.
Avvocato Marello sono qui per conto de “Il braidese” che, da mesi , dedica una riflessione storica e politica sulla Prima Repubblica, attraverso la voce dei tanti che, da varie parti politiche, ne sono stati protagonisti.
Vorremmo conoscere anche il Suo punto di vista poiché sappiamo che Lei – seppur ancora giovane – ha iniziato a far politica in quel periodo.
Ci vuole raccontare questa prima parte della Sua storia politica?
Per la verità ho iniziato a fare politica già nella “seconda Repubblica” e più precisamente nel 1999 quando sono stato eletto per la prima volta nel Consiglio Comunale Albese. Prima ero esclusivamente impegnato nel sociale: nell’associazionismo cattolico, in particolare nelle ACLI.
Non ho mai condiviso fino in fondo la divisione tra prima e seconda repubblica prendendo come discrimine il ’92-’93, ovvero gli anni di tangentopoli. Personalmente credo che l’Italia abbia conosciuto, dal punto di vista politico, due altri distinti periodi: il primo che va dal 1946 agli anni settanta, che definirei la stagione dei valori, degli ideali ed anche delle ideologie. La politica aveva le sue magagne ma la classe dirigente era di un certo livello e si era formata alle scuole dei grandi partiti di massa. Poi c’è una seconda stagione iniziata negli anni ’80 e che non si è ancora conclusa: quella della caduta delle ideologie (ma poco alla volta anche degli ideali), quella della partitocrazia e della fine dei partiti intese come organizzazioni democratiche fondate su valori comuni e come luogo di formazione della classe dirigente, quella della personalizzazione della politica e dell’affermarsi dello strapotere dei mezzi di comunicazione.

Da ragazzo come vedeva la politica e cosa cercava nella politica?
Vedevo uno strumento indispensabile per la crescita umana e sociale di ciascuno. Cercavo il luogo in cui perseguire il bene comune, la dignità della persona umana e l’eguaglianza sociale.
Come è approdato dalle fila della Democrazia Cristiana al Partito Democratico?
Non ho mai militato nella Democrazia Cristiana. Ho iniziato a seguire la politica negli anni del liceo (i primi anni ottanta). La mia collocazione ideale era da quelle parti, la DC non era più quella di Moro e manifestava già ampiamente la crisi dei valori che sarebbe esplosa di li a pochi anni. La mia prima militanza è stata nel Partito Popolare e poi nella Margherita dove il PPI era confluito. La mia provenienza è quindi quella del cattolicesimo sociale e democratico.

Lei quindi rivendica di non essere un estremista di sinistra, come qualcuno ha cercato di dipingerla, ma uomo di centro, misurato, pacato e riflessivo seppur, al momento giusto, risoluto?
Credo sia un po’ difficile dipingermi come un estremista. Una cosa però la voglio precisare. Per me la “moderazione” è uno stile, un metodo, quello appunto dell’ascolto, del dialogo e dei toni decisi ma mai urlati. Non è “moderatismo” inteso come “debolezza di idee” e poca radicalità di valori.

Il partito democratico lo vorrebbe come una grande alleanza fra forze popolari moderate? O cos’altro ?
La domanda cade in un momento molto delicato per il PD anche sotto il profilo dell’identità. Io l’ho sempre immaginato come una nuova grande forza riformista che ha le sue radici nei valori condivisi della nostra Costituzione e che è capace di rappresentare le “nuove masse” del nostro tempo, che sono ben diverse da quelle di una volta e molto più variegate. Sicuramente in questo senso penso ad un partito popolare, fortemente radicato tra la gente e nei territori.

Come vede oggi il Paese e l’attuale crisi economica?
Un sano realismo mi fa dire che siamo solo all’inizio. Questa è, a parer mio, la crisi strutturale di un sistema economico. Una cosa simile a ciò che è accaduto nel ’89 ai modelli socialisti dell’est. Ci vorrà del tempo ed i governi dovranno destinare risorse per tutelare le categorie più deboli ed esposte (pensiamo ai posti di lavoro che si perderanno), ma anche per iniziare un “nuovo corso” verso un modello socio-economico nuovo e più giusto (come ci ricorda spesso il Presidente della Repubblica)

Nei giorni scorsi la Corte dei Conti all’inaugurazione dell’anno giudiziario ha, ancora una volta sottolineato che il grande problema di questo Paese, che impedisce o rende ancora più difficile la ripresa economica, è la corruzione nella politica. Da dove partire per tentare di sconfiggerla o almeno arginarla?
Dalle persone. Servono le regole, i controlli, ma da soli non bastano. A tutti i livelli va costruita una nuova classe dirigente e non solo in politica (penso anche alle imprese e più in generale all’economia). Per fare questo occorre fare appello alla buona volontà ed alla partecipazione attiva alla vità politica della donne e degli uomini onesti e competenti, dei “liberi e forti” per dirla con Don Sturzo.

“Libera Chiesa in libero Stato!” cento cinquant’anni fa Camillo Benso Conte di Cavour lo ripeteva sul letto di morte. Dopo la tristissima vicenda di Eluana reputa necessario ricordare a tutti questo principio?
La Chiesa ha diritto di dire la Sua nell’esercizio del Magistero, senza pretendere di imporre alla collettività tutta i propri valori.  Le persone, specialmente quelle che più soffrono, hanno diritto al rispetto. Lo Stato ha il dovere di affrontare la delicata questione del confine tra vita e morte (e del testamento biologico) con una legislazione ispirata al valore della vita (che è un valore prima di tutto laico) ed al rispetto della dignità umana.

Le lascio un po’ di spazio per spiegarci perché, fra quattro mesi circa, i cittadini dovrebbero sceglierLa come nuovo Sindaco di Alba.
Credo che dopo dieci anni di governo del centro-destra con Rossetto finisce un ciclo e se ne può aprire un altro all’insegna del cambiamento, dell’alternanza e del rinnovo generazionale.
Alla professione di avvocato ho accompagnato da sempre l’impegno sociale e da dieci anni quello politico come Consigliere Comunale, lavorando per dare delle risposte concrete ai problemi della gente.
La “gavetta” di questi anni mi ha consentito di maturare un bagaglio di conoscenze della città e di competenze che, con la mia candidatura, provo a mettere al servizio dei cittàdini in una veste nuova.
La città ha molte questioni irrisolte da affrontare, prima fra tutte quella del Nuovo Piano Regolatore, della viabilità, dei trasporti. Ci sono molte questioni sul tavolo: dai temi sociali e quelli ambientali, dalle politiche familiari a quelle culturali e giovanili; dal turismo all’economia ed alla capacità di “fare territorio” con Langa, Roero e con la città di Bra (con cui condivide la scommessa del nuovo ospedale) ed il braidese.
Alba ha bisogno di ritornare alla “buona amministrazione” e di affrontare con trasparenza e fiducia le sfide del futuro.

M.A.

Pubblicato sul “Il Nuovo Braidese” di questa settimana.

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