Da cattolico scommetto sul PD

di MARIA GRAZIA OLIVERO

Piemontese. Dello “strappo” di Walter Veltroni e del futuro del Pd parliamo con il deputato piemontese, vicepresidente della Commissione lavoro, Luigi Bobba.

Partito del Nord: «Serve un coordinamento del Nord che raccolga le energie di un’area economica e sociale originale e dal carattere autonomo, un coordinamento che abbia la possibilità di scegliere i partecipanti alla competizione elettorale».

Cinquant’anni, in politica dal 1974, deputato dal 2001, già esponente del Partito popolare e poi della Margherita, vicesegretario nazionale del Pd dalla nascita nel 2007 e ora vicesegretario reggente con le dimissioni di Walter Veltroni del 17 febbraio. Dario Franceschini è da sabato e fino al congresso fissato per ottobre il nuovo leader del Partito democratico. Di “strappo” di Veltroni e futuro del Pd parliamo con il deputato piemontese, vicepresidente della Commissione lavoro, Luigi Bobba.

Uno “schiaffo” salutare al Pd, quello di Veltroni?
«Non ho condiviso la scelta di Veltroni di abbandonare la nave in un momento difficile, quando l’immagine e il profilo del Partito democratico sono legati alla sua leadership e i risultati non premiano l’azione politica. Occorreva maggior determinazione a proseguire l’esperimento intrapreso, quello di un Pd proiettato sul futuro. L’assemblea di sabato 21, nonostante la delusione registrata dai media e l’emergere del partito delle “primarie subito”, ha peraltro fornito una risposta immediata per preparare gli imminenti appuntamenti elettorali».

Come deve muoversi ora il Partito democratico?
«A mio avviso occorre tenere a mente quattro aspetti: 1. il discorso di Franceschini ha sottolineato che occorre abbandonare il “nuovismo”, risultato inefficace rispetto alla durezza dei problemi del Paese: ad esempio, il Governo ombra non ha caratterizzato a sufficienza l’opposizione; 2. occorre inoltre puntare alla convergenza dei territori. Finora il Pd è stato romanocentrico in quanto a dirigenza e Governo ombra, mentre la sfida con la Lega nord va giocata dando forza a quanti intendono competere a partire dal territorio; 3. l’alleanza con Di Pietro ci ha dimostrato di avere spesso di fronte un competitore e un avversario: dobbiamo invece guardare verso l’Udc e i ceti moderati, per creare opzioni alternative a forme di Governo populiste, che utilizzano le istituzioni e svuotano il Parlamento delle sue prerogative; 4. è opportuno concentrare le energie sulla crisi sociale ed economica che ogni giorno di più tocca l’economia reale: il rischio è che l’Italia, sottovalutando il problema, paghi un prezzo molto elevato. Queste sono le sfide della nuova segreteria, che assume responsabilità in un momento molto difficile. Nell’appuntamento congressuale di ottobre valuteremose le quattro indicazioni saranno state recepite».

Che cosa s’intende per “partito del Nord”?
«Serve un coordinamento del Nord che raccolga le energie di un’area economica e sociale originale e dal carattere autonomo, un coordinamento che abbia la possibilità di rivendicare la scelta di quanti partecipano alla competizione, persone in grado di misurarsi con il consenso dei territori. Il rafforzamento territoriale è una risorsa per il Pd, atta a evitare la deriva romano-centrica, che rischia di perdere di vista i bisogni del Paese».

La difficile convivenza tra Margherita e Diesse è stata all’origine dello “strappo”?
«Avrei preferito non subire lo choc, ma è vero che questo ha creato obblighi per tutti ad assumere responsabilità. La formazione politica di Dario Franceschini è una novità per il Pd e anche una scommessa. Vedremo se la scelta potrà costituire un passo avanti».

Da cattolico lei aveva scommesso sulla nascita del Partito democratico. Oggi che cosa pensa?
«La scommessa è tuttora in corso. Sono importanti i caratteri che dovrà assumere il partito: nazionale, con profilo europeo (vedo con favore la nascita dei Democratici europei); plurale, sulle scelte etiche; innovativo, cioè in grado di produrre proposte chiare».

Maria Grazia Olivero

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