Commemorazione dei “Martiri del Falchetto” a Santo Stefano Belbo

Tanti applausi per  il sindaco di Alba Maurizio Marello e per don Luigi Ciotti oratori ufficiali alla commemorazione dei “Martiri del Falchetto” domenica 16 giugno al Colle del Falchetto sulla collina di Santo Stefano Belbo nel 68° anniversario della Liberazione. La cerimonia con tanti sindaci e partigiani è iniziata con la Santa Messa celebrata da don Ciotti per ricordare i cinque giovani partigiani trucidati dai nazifascisti il 14 giugno 1944: Luciano, Carlo, Bruno, Ernesto e un altro ragazzo siciliano di cui non si conosce il nome. Alla celebrazione coordinata da Franco Vaccaneo, il saluto del sindaco di Santo Stefano Luigi Genesio Icardi seguito dall’orazione ufficiale del sindaco Marello e di don Ciotti, fondatore del “Gruppo Abele” e di “Libera”.

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«Sono onorato – ha dichiarato Maurizio Marello – che l’invito per questa orazione sia stato fatto a me come sindaco di Alba città Medaglia d’oro al valor militare. Quando mi è stata consegnata la responsabilità di questo servizio, uno dei primi provvedimenti che abbiamo preso è stato quello di integrare la segnaletica che accoglie la gente in città completando la dicitura “Alba città Medaglia d’oro al valor militare” con la definizione “per la lotta partigiana di Liberazione” perché è importante che chi arriva sappia di entrare in un territorio dove c’è una comunità fondata sulla Costituzione nata dal contributo fondamentale della lotta di liberazione partigiana. I simboli sono molto importanti di questi tempi. I cippi sono importanti.  Ci sono tantissimi giovani scolaresche e turisti che vengono qui per fare questi percorsi. Attraverso questi tragitti si rivivono quei momenti importanti oggi per capire quel sacrificio e per capire che la libertà e la democrazia sono come l’aria che respiriamo, come l’ossigeno. Noi non ci rendiamo più conto di questo. Ritornare a quella resistenza, a quelle persone, a quei cinque ragazzi significa riprendere in mano la nostra storia e capire quanto è prezioso il presente che stiamo vivendo. Quei cinque ragazzi, due di Torino, due di Santo Stefano e uno siciliano erano ai primi giorni della loro esperienza partigiana. Erano ragazzi di vent’anni che non sono stati ad aspettare che qualcuno facesse piovere dall’alto la libertà ma lottarono in prima persona per conquistarla. Questo lo dico soprattutto a noi, alle nostre generazioni più giovani. Stiamo vivendo un momento difficilissimo ed abbiamo bisogno di tornare a queste testimonianze per capire che se loro a quei tempi hanno superato vent’anni di dittatura, noi siamo in grado di superare questo momento difficile, uscendo da vent’anni in cui i valori sono stati messi in un angolo in nome del consumo sfrenato e di altro. Stavamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità, al di fuori di quella pista tracciata nella Costituzione da chi ha costruito la libertà. Oggi siamo chiamati ad uscirne recuperando quei valori. Il contributo dato dalla resistenza è stato un contributo decisivo ai fini della liberazione ma anche un contributo decisivo alla costruzione della carta costituzionale. I padri costituenti l’hanno scritta, i nostri ragazzi l’hanno fatta. Il risultato di quella lotta è la Costituzione, l’unità del paese. Perciò, abbiamo questo prezioso bene tra le mani e dobbiamo saperlo custodire, valorizzare e trasmettere alle generazioni future. Camminiamo con lo sguardo sulla carta costituzionale da un lato e dall’altro con lo sguardo in avanti capace d’intercettare le persone che ci sono a fianco. Camminiamo insieme e siamo anche portatori di speranza, ne abbiamo bisogno. Una speranza che ci viene dallo stare insieme e dalla capacità di lasciar parlare questi ragazzi vivi e presenti che ci dicono di non disperdere la preziosa eredità che ci hanno lasciato».

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Dopo l’intervento del sindaco Marello, l’orazione di don Ciotti. Il fondatore del “Gruppo Abele” e di “Libera” ha ricordato la resistenza del passato invocando una resistenza per l’oggi. «La storia di oggi – ha affermato don Ciotti – ha bisogno di una svolta». Ha parlato di corruzione don Ciotti, delle mafie, delle leggi che non ci sono, dei poveri, sono quattro milioni in povertà assoluta e sette milioni gli analfabeti in un paese dove i principi d’uguaglianza e dignità umana sono un po’ morti nell’arco degli ultimi anni. «In un’Italia dove tutti si preoccupano dei giovani, tutti – ha detto don Ciotti –  non basta preoccuparsi ma bisogna occuparsene». Secondo il fondatore di “Libera” serve impegno e resistenza per il cambiamento dove il problema più grande non è solo chi fa il male ma quanti guardano e lasciano fare.    

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