Alba: Toccante cerimonia in Consiglio comunale, la commemorazione del professor Francesco Sobrero

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Toccante cerimonia in Consiglio comunale ad Alba venerdì 30 novembre, la commemorazione del professor Francesco Sobrero, sindaco della capitale delle Langhe  dal 1970 al 1972 e parlamentare deceduto il 24 ottobre scorso all’età di 87 anni.

A ricordarlo, il Sindaco di Alba Maurizio Marello accanto al presidente del Consiglio comunale Sebastiano Cavalli insieme agli ex sindaci della città che lo conobbero e con lui si relazionarono durante il loro mandato e la loro storia politica: Ettore Paganelli (1963 – 1970), Gian Giacomo Toppino (1972 – 1977), Tomaso Zanoletti (1977 – 1990), Enzo Demaria (1990 – 1999), Giuseppe Rossetto (1999 – 2009). Nel ricordo di tutti, Sobrero fu una grande personalità per rigore morale, serietà, onestà, lealtà, tenacia, cultura.

Il suo operato alla guida dell’Amministrazione albese è stato ripercorso dal Sindaco Maurizio Marello: «In anni contrassegnati, dopo l’intensissima ondata migratoria degli anni Sessanta, da una vera e propria fame di alloggi a prezzi accessibili, egli si impegnò per l’attuazione della legge 167 che consentiva la realizzazione di edifici di edilizia economico-popolare, iniziando dal complesso di corso Piave. Rispondendo alla carenza di locali scolastici idonei, proseguì le pratiche per l’acquisizione  dell’intero complesso della caserma Govone per utilizzalo come scuola media e avviò la costruzione di un nuovo edificio per l’Istituto tecnico per ragionieri. Ottenne anche l’istituzione dell’Istituto professionale per il commercio (le “segretarie d’azienda”, come si diceva allora) di cui sarebbe poi stato preside per diversi anni. Con l’intento di governarne il tumultuoso sviluppo, ipotizzò per la città ardite soluzioni urbanistiche, preconizzando ad esempio la realizzazione di un nuovo ospedale nell’area di Piana Biglini. Intanto dava inizio alla costruzione di corso Europa. Si occupò con attenzione dei problemi della distribuzione del gas, dell’adeguamento dell’ospedale, della realizzazione di nuovi impianti sportivi, dell’acquisizione di aree e di immobili da destinare a quei servizi pubblici per cui andava crescendo la domanda. Ovviamente, di tante altre cose gli andrebbe dato merito, ma credo di potermi limitare a dire che fu un amministratore che seppe guardare lontano. Della sua attività di parlamentare pronto ad impegnarsi per promuovere gli interessi dell’area che lo aveva eletto con un gran numero di preferenze non si può non ricordare la legge che finanziò un’infrastruttura portante quale l’acquedotto delle Langhe. Fu anche merito suo se la Scuola enologica, in uno degli innumerevoli progetti di riforma, non fu snaturato nelle sue caratteristiche. Tutta questa attività, Francesco Sobrero la svolse sempre avendo come punto irrinunciabile di riferimento la sua profonda fede religiosa ed i principi della dottrina sociale cristiana, di cui si era innamorato fin dalla più giovane età militando nell’Azione Cattolica, di cui fu più tardi apprezzato presidente diocesano. Mi piace in modo particolare richiamare le parole che in questa stessa aula Francesco Sobrero rivolse ai consiglieri comunali che lo avevano appena eletto sindaco, nel luglio del 1970. In occasione del suo insediamento chiese la collaborazione di tutti gli albesi indistintamente: dei lavoratori in primo luogo, la categoria più numerosa che più di ogni altra risentiva della carenza di certi servizi; dei giovani che ancora studiavano o già inseriti nel lavoro, a cui chiedeva di non perdere mai di vista i più alti ideali civili e morali; degli imprenditori che avevano aperto nuove ed impensate prospettive di sviluppo alla  città; degli uomini di scuola, chiamati a preparare la società del domani; degli artigiani e dei commercianti, tessuto indispensabile e connettivo dell’economia cittadina; degli agricoltori alle cui gravose fatiche si aggiungeva l’assillo delle avversità atmosferiche. Sostenne che la città era di tutti, perché tutti contribuivano a crearla con il lavoro delle braccia e della mente, con pari merito e con uguali diritti. E affermò che, se una discriminazione si doveva fare, era tra chi cercava il proprio esclusivo interesse, anche a danno degli altri, e chi invece, pur nella ricerca di benefici individuali, teneva presente l’interesse della collettività. Invitò quindi tutti gli albesi a pensare e ad agire in termini non esclusivamente particolaristici nella convinzione che l’egoismo ci chiude in noi stessi, ci impoverisce prima moralmente e poi anche materialmente. Posso dire di averlo conosciuto davvero soltanto dopo la mia elezione a sindaco, quando ho avuto modo di ammirare il suo modo semplice, discreto, positivo di rapportarsi con me. Veniva ad offrire suggerimenti che derivavano dalla sua esperienza e li condiva con la sua immancabile arguzia. Ricorderemo Francesco Sobrero come un sindaco che ha dato un notevole contributo allo sviluppo della nostra città, come uomo di grande ma mai esibita cultura, come persona esemplare per  competenza ed onestà».

La cerimonia durata circa un’ora si è conclusa con un minuto di silenzio e poi un lungo applauso.

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