Alba ha commemorato con diversi eventi il 27 gennaio, Giorno della Memoria

venerdì 25.01.2013  chiesa di San Giuseppe

venerdì 25.01.2013 chiesa di San Giuseppe

26.01.2013 Scuola Enologica

26.01.2013 Scuola Enologica

27.01.2013

27.01.2013

27.01.2013

27.01.2013

27.01.2013

27.01.2013

Diversi eventi ad Alba hanno commemorato anche quest’anno il “27 gennaio, Giorno della Memoria”. Le celebrazioni si sono aperte  venerdì 25 gennaio nella chiesa di San Giuseppe con la proiezione del video “Appunti per un film sulla memoria della guerra a San Donato di Mango” a cura di Stefano Cavallotto.  Davanti agli studenti dell’Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore “Piera Cillario Ferrero” di Alba e a diverse personalità istituzionali un documentario con le testimonianze di Erminia Bianchini ed Eugenia e Francesco Bona sui venti mesi di guerra partigiana dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1944 nella piccola comunità di San Donato di Mango. Poi, Claudio Boasso ha parlato del suo incontro con  Michele Bruno, dell’elaborazione e dei contenuti del libro “Alles Bandieren. La mia resistenza fuori porta: soldato nella tragedia del Dodecaneso, prigioniero in un lager, partigiano in Jugoslavia. Il reduce Michele Bruno racconta”, a cura di Claudio Boasso (CEM – Cooperativa Editrice Monregalese, Mondovì, 2006).

Durante l’incontro  il Sindaco ha detto: «Maggie (ndr Margherita Mo, staffetta partigiana originaria di Lequio Berria con il nome di battaglia Maggie) poco fa mi ha chiesto: “Ma questi ragazzi ci crederanno che queste cose sono realmente accadute?”. Trovo questa domanda molto profonda. Guccini in una sua canzone dice che ad Auschwitz Dio è morto. Io un’espressione più forte non l’ho mai sentita. Dio ha dimenticato, è morto nelle camere a gas con gli uomini che sono stati gasati e poi cremati in nome dell’odio razziale. Fatti difficili da qualificare e talmente incredibili che già allora si pensava che potessero non essere veri. In questi giorni sto leggendo il libro straordinario di un soldato inglese  che dopo quattro anni di prigionia si trova in Germania a lavorare con alcuni ebrei vicino ad Auschwitz e intuisce che lì vicino c’è un campo in cui vengono gasate e cremate persone e dice “queste cose qualcuno le deve raccontare”. Allora cambia la sua divisa con un ebreo e per due o tre giorni va a fare la vita dell’ebreo per poter raccontare ciò che aveva visto al suo ritorno a casa. Ma quando ritorna, come tanti deportati sopravvissuti, passano quarant’anni prima che il soldato trovi la forza per raccontare la sua esperienza. Dal 1946 agli anni ’90 c’è un vuoto di testimonianza lunghissmo perché i deportati sopravvissuti ci mettono tutto questo tempo per rielaborare il lutto che hanno dentro. Poi, iniziano a raccontare ai giovani a che livello di brutalità può arrivare l’essere umano. E’ importante la testimonianza, perché anche oggi ci sono persone autorevoli, capi di Stato che negano l’esistenza dell’Olocausto. Purtroppo è tutto vero e può riaccadere».

Nella stessa mattinata l’inaugurazione della mostra “1933 – 1945, lager e campi di sterminio in Europa”. Nella sala dei “Giusti fra le nazioni” e nei sotterranei della chiesa di San Giuseppe un interessante percorso con le date più salienti dell’eccidio nel vecchio continente. L’esposizione è aperta tutti i giorni dalle ore 15 alle ore 19 fino al 10 febbraio 2013.

Le celebrazioni per la Giornata della Memoria sono proseguite anche sabato mattina 26 gennaio nell’Aula Magna “Giovanni Dalmasso” della Scuola Enologica (Istituto Superiore Umberto I) di Alba  con il racconto di ciò che è successo nei lager. Testimone diretto il deportato Renato Salvetti di Dogliani (CN) oggi quasi ottantanove anni e un ricordo lucidissimo su quel terribile periodo. L’esperienza di partigiano prima, poi la cattura a San Giacomo di Roburent (CN) il 24 dicembre 1943. Il carcere a Cuneo, successivamente alle Nuove (TO), Bergamo e 16 marzo 1944 la deportazione a Mauthausen nel campo di sterminio nazista in alta Austria dove rimase per più di un anno. Ricorda e racconta tutto Salvetti, anche i particolari più crudi: la fame, la sveglia al mattino alle 4.30, il lavoro di tredici, quattordici ore al giorno nelle cave, le violenze di qualsiasi genere che l’hanno segnato  per il resto della vita. Il racconto del deportato ha pietrificato i giovani studenti della Scuola Enologica attentissimi ad ascoltare violenze incredibili e poi curiosi e pronti ad intervenire con numerosissime domande.  In questa occasione il Sindaco ha letto la poesia di Primo Levi “Se questo è un uomo” scritta nel 1947. Poi, ha ringraziato Renato Salvetti. «Con le sue parole – ha dichiarato il Sindaco Marello – ci ha scolpito il cuore. Le testimonianze dei deportati sono importantissime. Non possiamo non credere alle cose che loro ci dicono anche se possono sembrare incredibili perché è incredibile che l’uomo possa fare tutto questo. Ma è vero e questa verità va ripetuta perché ancora qualcuno si ostina a dire che l’Olocausto è un’invenzione, che i sei milioni di ebrei, zingari, prigionieri politici non ci sono stati. E allora la testimonianza è un elemento fondamentale. Però non basta che queste parole restino scolpite nel nostro cuore. Una frase di Edmund Burke dice: “Il male trionfa ogni volta che i giusti non fanno niente”. Non basta essere giusti, bisogna reagire all’ingiustizia. Questa follia Adolf Hitler l’aveva disegnata già vent’anni prima, dopo aver tentato il colpo di Stato a Monaco era in galera ed ha scritto “Mein Kampf”. Ma nell’Europa distrutta dalla prima guerra mondiale, con la crisi economica, con la debolezza della politica, è stato ampiamente sottovalutato, come è stato sottovalutato il fascismo che fece le leggi razziali e si allineò con il Führer. Noi non dobbiamo sottovalutare le ingiustizie. Dobbiamo essere giusti che fanno qualcosa».

Le celebrazioni sono continuate anche domenica 27 gennaio con la messa in suffragio a milioni di vittime dei campi di sterminio. Poi la deposizione della corona d’alloro in Via Padre Giuseppe Girotti annoverato tra i giusti tra le nazioni per il suo aiuto agli ebrei durante l’Olocausto sacrificando la propria vita con la deportazione e la morte nel campo di concentramento di Dachau, in Germania. Nella stessa mattinata un’altra corona di alloro è stata depositata presso il  Giardino in Viale Cherasca  dedicato ai Giusti tra le nazioni e al vice commissario di polizia Giovanni Palatucci ricordato per aver salvato dalla deportazione  migliaia di ebrei e per questo deportato a Dachau dove morì a trentasei anni.

A tutte le occasioni commemorative è sempre stato presente il Sindaco Maurizio Marello.

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