Alba AZZERA IL DEBITO ed entra nel clan dei Comuni virtuosi

– da L’INTERVISTA a cura di Maria Grazia Olivero pubblicata su Gazzetta d’Alba in edicola –

Alba starebbe per entrare per decreto nel novero dei Comuni italiani virtuosi. Una buona notizia, Sindaco. Ci può spiegare meglio? «Una notizia che, se sarà confermata, da un lato premia i grandi sacrifici e le attenzioni nella spesa che abbiamo avuto in questi due anni e mezzo e dall’altro finalmente premia i Comuni con i conti in regola. Del resto la trasparenza, la sobrietà e l’oculatezza nel gestire i soldi pubblici degli albesi era uno dei punti qualificanti il mio programma elettorale. Con l’avanzo di amministrazione di quest’anno il nostro Comune chiuderà tutti i mutui anticipatamente e non avrà più debiti. Se in Italia tutte le pubbliche amministrazioni si fossero comportate nel tempo come noi, oggi non avremmo uno dei più alti debiti pubblici al mondo e non saremmo costretti ai grandi sacrifici in atto. Insomma, mi lasci parlare di un grande risultato per Alba.

Stando allo schema di decreto che sta circolando sono meno di 130 in Italia gli enti che potranno utilizzare fondi bloccati dal Patto di stabilità. Tra questi ci sono Alba, Fossano e Canale. Che cosa potrà cambiare per Alba? Con quali tempistiche? «Nel 2012 il Patto di stabilità ci tiene bloccati due milioni e settecentomila euro, che invece, se verranno confermate le indiscrezioni sulla virtuosità, potremo iniziare a spendere. Con qualche ulteriore maggiore entrata di qui a fine anno e se la Regione ripeterà i provvedimenti per allargare le maglie del Patto presi lo scorso anno, tale somma potrà ulteriormente aumentare. Questo ci consentirà di completare e avviare nuovi lavori pubblici (piccoli e grandi), di curare meglio le manutenzioni, di intervenire sull’edilizia scolastica e di avviare i lavori della scuola media della Moretta. Insomma potremmo mettere mano a progetti che a causa dei vincoli eravamo stati costretti a tenere bloccati. Naturalmente attendiamo l’approvazione del decreto, ma intanto ci stiamo già preparando per partire».

Nuovi lavori, vuol anche dire far girare l’economia. «Certo, se partono nuovi interventi riparte l’economia e con essa il lavoro. Per questo a parer mio il Patto di stabilità dovrebbe essere abrogato per gli enti locali con i conti in regola. E, invece, dal prossimo anno verrà esteso ai Comuni con meno di 5 mila abitanti che fino a oggi ne erano esenti».

La virtuosità, ad Alba, si legge nei conti. La sua Amministrazione ha perseguito l’equilibrio anche in tempo di crisi? «La risposta è decisamente positiva. Anzi, proprio nei momenti più difficili ritengo bisogna essere virtuosi. So che non è la scelta nell’immediato più popolare, ma è l’unica che alla lunga “rende”. Del resto, la massima parte dell’avanzo di amministrazione, più ancora che voluta da noi, è imposta dai meccanismi del Patto di stabilità, costruito proprio (a quanto mi dice chi ne sa più di me) per obbligare ad accumulare avanzi che vadano a ridurre l’indebitamento. Ora rimane la speranza che, azzerato il debito, ci sia consentito di utilizzare le risorse che abbiamo a disposizione per realizzare quelle opere pubbliche, grandi e piccole, che i cittadini attendono e che noi abbiamo in programma. Mi piace pensare che ogni bambino albese che nascerà quest’anno non avrà più sulle proprie spalle neppure un centesimo di debito pubblico comunale. Purtroppo, ha qualche migliaio di euro di quello statale accumulatosi nel tempo».

Che cosa pensa della situazione economica nazionale? L’Italia fa molta fatica. «Non voglio inventarmi economista. Da quel che sento e leggo credo che la situazione generale sia ancora molto pesante e che dovremo faticare parecchio per tirarci fuori dalla recessione e riprendere davvero a crescere. E penso che uno dei primi passi debba andare nel senso di consentire alla gran massa dei cittadini e delle famiglie più in difficoltà, di rifiatare un po’, riducendo su di essi la pressione fiscale, ma soprattutto creando le condizioni affinché in questo Paese si torni a lavorare e produrre. In questo senso consentire alle amministrazioni pubbliche di appaltare opere pubbliche può essere una delle strade per far riprendere la crescita, senza la quale i sacrifici chiesti dall’attuale Governo agli italiani risulterebbero largamente inutili. Insomma, crescita, lavoro e giustizia sociale (compresa quella fiscale) dovrebbero vedere coese le forze politiche, sociali ed economiche del Paese».

E che dire della politica? «Sul piano politico, viviamo una fase di equilibrismi sul filo, di alleanze-non-alleanze, che lasciano evidentemente molto spazio a chi, puntando solo al proprio interesse, gioca all’estremismo, da tutte le parti. Ma una situazione così poco chiara ha il difetto di far perdere credibilità ai partiti, che sono pur sempre il nerbo della democrazia, favorendo chi soffia sul fuoco dell’antipolitica e del populismo. Servirebbero proposte nuove, puntuali, credibili, capaci di sottrarsi al giogo degli ideologismi e di conquistare il consenso dei cittadini. Servono in particolare una nuova legge elettorale e una nuova classe politica. Purtroppo, allo stato, di tutto ciò ben poco si vede all’orizzonte».

Ha perso fiducia?«Mi dà fiducia il fatto che pur tra mille difficoltà e qualche errore di troppo, l’Italia oggi ha una compagine governativa seria, un Presidente del Consiglio autorevole e uno straordinario Presidente della Repubblica».

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